La Storia Istituzionale

L’Azienda Municipalizzata Elettricità Trasporti di Trani venne istituita nel 1891 dal Municipio per provvedere all’acquisto, alla trasformazione, alla distribuzione ed alla vendita dell’energia elettrica in tutto il territorio tranese.


Con contratto datato 15 settembre 1891, venne concesso alla Ditta barese Antonio Barone e fratello Pasquale l’appalto, nella città di Trani, dell’illuminazione pubblica e privata a luce elettrica. Il contratto stabilì le modalità di illuminazione pubblica ( a mezzo dell’installazione di lampade elettriche ad incandescenza, con 142 fanali da lampade di 16 candele, 98 da 25 candele , 60 da 32 candele, per un totale di 300 fanali portanti, oltre 8 lampade ad arco da 1000 candele destinate al Giardino pubblico) ed i siti destinati a riceverla quali il Teatro Comunale, il Faro al Porto, il Giardino pubblico e le residenze degli utenti privati. Questi ultimi potevano usufruire di tale pubblico servizio solo dietro pagamento di un canone fisso anticipato, calcolato sulla base del numero delle lampade installate e dell’effettivo consumo mensile energetico.


A Trani, il nuovo impianto di illuminazione a luce elettrica venne inaugurato, per la prima volta in Puglia, nel marzo del 1893. Tuttavia, a pochi mesi dalla sua inaugurazione, fu denunciato in Consiglio Comunale il mal funzionamento dell’intero servizio di illuminazione a luce elettrica.

Malgrado le proteste dell’Amministrazione presieduta dal sindaco Adolfo Quercia, le inadempienze della Ditta Barone divennero di tale gravità da indurre la medesima Amministrazione a citare in giudizio la Ditta appaltatrice. A seguito di laboriose trattative, si apportarono profonde modifiche all’originario capitolato tra cui sono degne di nota la trasformazione dell’illuminazione dal sistema ad incandescenza a quello misto e la rinuncia, da parte del Comune, al rilascio dei permessi per gli impianti privati. Ma, di fronte al numero sempre più cospicuo di contravvenzioni da parte del Comune per le deficienze del servizio erogato e di fronte alle continue lamentele della cittadinanza tranese, gli amministratori comunali pensarono seriamente, in virtù della L. del 29 marzo 1903, n. 103, di municipalizzare il servizio dell’illuminazione elettrica, riscattando la concessione della Ditta Barone. Il provvedimento di municipalizzazione del servizio elettrico fu presto reso manifesto alla Ditta stessa e, nonostante le sue resistenze al provvedimento, il giorno 1° novembre del 1908, il Municipio di Trani prese ufficialmente possesso dell’Azienda Elettrica tranese. L’assenso alla municipalizzazione pervenne, come previsto dall’ art. 13 della suddetta legge, anche da parte dei numerosi cittadini che si recarono alle urne, il 1° settembre del 1907, per il referendum regolarmente indetto dal Comune.


Nel novembre del 1907 e, successivamente, nel febbraio del 1908 , il Consiglio Comunale deliberò il regolamento speciale dell’Azienda Elettrica Municipale di Trani. In esso erano fissate le competenze del Direttore, della Commissione Amministratrice, la pianta organica e l’orario di lavoro del personale seguito dalle relative misure previdenziali, nonché le tariffe per la distribuzione dell’energia elettrica ai privati. La neonata Azienda attuò anche numerosi piani di ampliamento della pubblica illuminazione, di assunzione del personale tecnico ed ausiliario mediante pubblici concorsi e di costruzione degli ambienti da destinare agli uffici, alla presidenza, alla portineria e al capo officina. In contemporanea, si associò alla nascente Federazione delle Aziende Municipalizzate Italiane.


Malgrado tali buoni propositi, gli accertamenti effettuati dal Comune di Trani sullo stato e sull’andamento dell’Azienda non diedero esito felice, giacché si registrarono gravi avarie nelle caldaie dell’officina derivate dalla mancata manutenzione e dall’eccessivo funzionamento. A ciò si aggiunsero, inoltre, gli attriti tra il direttore e il consulente tecnico dell’ Azienda, il mancato rispetto dei regolamenti, i malumori serpeggiati dalla stampa locale in merito al problema degli abusi riscontrati nei contratti di acquisto e le conseguenti dimissioni della Commissione Amministratrice presieduta dall’ avvocato Pantaleo. La Giunta Comunale nominò a sua volta una nuova commissione presieduta dal sindaco Domenico Carcano e destinata anch’essa a naufragare, a cui fece seguito un’altra commissione presieduta dal sindaco Carlo Nencha, che proseguì l’ indagine sul funzionamento dell’Azienda.


A conclusione della suddetta indagine, la relazione presentata fu quella di ‘‘ un’Azienda completamente rilassata e trascurata’’ di cui la maggiore causa di responsabilità fu rintracciata nel direttore Antonio Salvagno, accusato di avere ‘‘ un carattere debole’’ e di mancare di ‘‘ competenza tecnica specifica’’, e nel capo-officina Oreste Baroni ritenuto ‘‘incauto, superbo ed aggressivo’’. Di conseguenza, il Consiglio Comunale ratificò il provvedimento di licenziamento, deliberato poi di urgenza dalla Giunta Municipale, del direttore Salvagno e del capo - officina Oreste. Paradossalmente a tali eventi, il numero degli utenti privati era salito da 558 unità del 1909 a ben 905 unità nel 1910. Questo spinse l’Azienda stessa ad emanare una nuova disposizione in base alla quale ciascun utente poteva acquistare direttamente dall’Azienda o dotarsi in modo autonomo di un proprio contatore. Tale provvedimento mise nuovamente in pericolo il patrimonio e le sorti dell’Azienda, giacché in tutto il mercato nazionale si era verificato un calo vertiginoso dei prezzi dei contatori, il che spingeva ciascun abbonato ad acquistare il contatore dal miglior offerente, restituendo all’Azienda i contatori che avevano in fitto. La questione rimase irrisolta per diversi mesi. Alla proposta avanzata dal presidente Pantaleo di riscattare i vecchi abbonati dei contatori che avevano in fitto e di obbligare i nuovi all’acquisto del contatore dall’Azienda, si opposero le conclusioni avanzate dal Consiglio Comunale che deliberò l’acquisto obbligatorio dei contatori da parte dei nuovi e dei vecchi utenti.


Nel frattempo, l’Azienda continuava ad ampliare il suo servizio di pubblica illuminazione dotando di illuminazione elettrica il porto di Trani e la zona prospiciente il monumento di Giovanni Bovio.


Durante gli anni del primo conflitto mondiale, l’Azienda dovette affrontare un altro problema impellente riguardante l’approvvigionamento del carbone reso difficoltoso dalla chiamata alle armi di numerosi cittadini. Si optò, pertanto, per la sospensione dell’erogazione di energia elettrica dalle ore 13 alle ore 17 di ogni giorno.


Solo negli anni del secondo conflitto mondiale, l’Azienda Elettrica tranese riuscì a riscattarsi e a decollare definitivamente, quando da produttrice di energia elettrica divenne distributrice di corrente, date le enormi difficoltà di approvvigionamento del combustibile necessario per il funzionamento della centrale termica e data l’enorme crescita delle spese Aziendali e l’impossibilità di rinnovare i macchinari o di normalizzare i prezzi. In quella circostanza, infatti, per risanare i bilanci, la commissione presieduta da Giuseppe Pappolla contattò la Società Generale Pugliese di Elettricità per l’acquisto di energia idroelettrica, permettendo un notevole risparmio di combustibile, di acqua, di oli lubrificanti e di personale. In cambio, la Società Generale Pugliese di Elettricità pretese, per contratto, un riscatto dall’Azienda a fronte della fornitura di corrente elettrica per un minimo di quindici anni. Tale clausola fu modificata in un nuovo contratto che previde la fornitura di energia idroelettrica, per la durata di quindici anni, da parte della Società Generale Pugliese di Elettricità, rinnovabile di lustro in lustro.


Alcuni mesi dopo, cessata la produzione termica dell’energia, si provvide alla sostituzione ed all’alienazione dei vecchi macchinari sulla base delle disposizioni emanate dalla Federazione Nazionale delle Aziende Industriali Municipalizzate. I macchinari non più utilizzati furono stimati dall’ ingegnere Boccassini e venduti, a partire dal febbraio del 1948, alle diverse ditte del nord Italia. Tuttavia, si risollevò il malcontento da parte della cittadinanza per le frequente interruzioni dell’erogazione di energia da parte della Società Generale Pugliese di Elettricità. Si decise di accordarsi nuovamente con la medesima società in vista dell’enorme crescita delle richieste di energia da parte della città.


Il decennio successivo vide l’Azienda impegnata nei preparativi per il festeggiamento del cinquantesimo anniversario della sua fondazione, in occasione del quale fu istituito un comitato d’onore, furono sorteggiati 50 abbonamenti gratuiti tra gli utenti meno abbienti e furono organizzati viaggi di istruzione per il personale.


Negli anni sessanta, l’Azienda Elettrica Municipalizzata divenne il fiore all’occhiello della città di Trani in concomitanza all’istituzione dell’ Ente Nazionale per l’Energia Elettrica e al conseguente trasferimento ad esso, a norma della L. 6 dicembre 1962, n. 1643, delle imprese esercenti le industrie elettriche. Il servizio offerto all’utenza divenne sempre più impeccabile e nel 1964, a seguito della decisione presa, a norma del Regio decreto del 15 ottobre 1925 n. 2578, di municipalizzare sia il servizio dei trasporti urbani che quello dei trasporti delle carni macellate, l’Azienda Elettrica Municipale di Trani assunse la gestione diretta di questi nuovi servizi assumendo la denominazione di Azienda Municipalizzata Elettricità e Trasporti. L’assunzione di tali servizi comportò l’acquisto di tre autobus usati da una ditta di Cologno Monzese e di due furgoni nuovi dalla FIAT. Il Comune di Trani prescrisse anche una serie di norme che regolavano l’itinerario delle circolari, le relative fermate, il numero giornaliero delle corse, i tempi di percorrenza, nonché l’obbligo del personale dipendente di indossare una divisa, e particolari condizioni di abbonamento a favore di operai, studenti, insegnanti e pubblici dipendenti.


Nel 1968, data la precarietà del servizio di trasporto, si decise di cedere in permuta i vecchi autobus e di acquistarne tre nuovi. Cinque anni dopo, al servizio dei trasporti urbani si affiancò quello dei trasporti extraurbani su decisione della Regione Puglia. Quello dei trasporti extraurbani era certamente un settore malfunzionante, ma il carattere manageriale della nuova Azienda riuscì a risanare tale settore garantendo numerosi posti di lavoro a conducenti, controllori ed impiegati amministrativi.


Negli anni successivi, l’AMET acquisì prestigio nazionale partecipando ai numerosi dibattiti del paese sul risparmio energetico e sulla pubblica illuminazione e ai numerosi convegni organizzati dalla Federelettrica, la quale affidò all’Azienda l’incarico di coordinare, in Puglia e in Basilicata, il piano di ricerca su tutte le fonti idriche residue suscettibili a produrre elettricità. Infatti, negli anni ’80, l’Azienda tranese si impegnò in diversi contesti facendosi, dapprima, promotrice di un convegno nazionale sulla pubblica illuminazione, nell’ottica della riforma delle autonomie locali e del conseguente affidamento ai Comuni dell’istituzione e della gestione di taluni servizi pubblici, e da dopo, rinnovando l’impianto di illuminazione del centro storico mediante il ripristino del sistema d’illuminazione ottocentesco costituito da lanterne e lampioni, consentendo così la riqualificazione e la valorizzazione dei siti storici della città. Ma è a partire dal 1° gennaio 1997 che si sono registrati i cambiamenti più radicali dell’Azienda. In virtù della L. 1990 n. 142, infatti, l’AMET ha avviato la procedura per la sua trasformazione in Azienda speciale del Comune di Trani. L’Azienda, da organo comunale, quale prima era, privo di personalità giuridica e retto da un regolamento speciale, diviene ente pubblico economico retto da un proprio statuto e dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di un capitale di dotazione iniziale. Ne seguono la sua iscrizione presso il Registro di Impresa della C.C.I.A.A. di Bari e presso l’Ufficio IVA, e si avviano tutta una serie di procedure tese a disporre la valutazione dei cespiti patrimoniali e il passaggio all’Azienda, mediante scrittura pubblica, della titolarità dei beni sino ad allora patrimonio di appannaggio del Comune di Trani.


Nel 2000, quando ormai si stava concludendo l’iter burocratico relativo alla liquidazione della ex municipalizzata e alla costituzione dell’Azienda speciale, il D.L. 19 novembre 1997, n. 421 conferisce alle regioni e agli enti locali una serie di funzioni in materia di trasporti pubblici locali, che consentono la trasformazione delle aziende speciali di trasporto in S.p.a. Il Consiglio Comunale delibera per la totale trasformazione dell’AMET in S.p.a. evitando, di conseguenza, la scissione del settore dei trasporti dall’Azienda speciale.