Codice etico

 

AMET S.p.A.

 

 

CODICE ETICO

 

APPROVATO
DAL CONSIGLIO  DI  AMMINISTRAZIONE IL 22  DICEMBRE 2005

 E SUCCESSIVAMENTE INTEGRATO NELLA RIUNIONE
CONSILIARE DEL

 4 NOVEMBRE 2014

 

 

CODICE ETICO

 

 

1.
INTRODUZIONE

 

1.1 Le finalità e i destinatari

 

Il presente Codice di comportamento è una
dichiarazione pubblica di AMET SPA  in
cui sono individuati i principi generali e le regole comportamentali cui viene
riconosciuto valore etico positivo.

Quale elemento di applicazione delle
disposizioni dell’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, il
Codice di comportamento integra il quadro normativo al quale l'azienda è
sottoposta.

Esso costituisce, inoltre, uno strumento con
cui l’azienda, nel compimento della propria missione, si impegna a contribuire,
conformemente alle leggi ed ai principi di lealtà e correttezza, allo sviluppo
socio-economico del territorio e dei cittadini attraverso l'organizzazione e
l'erogazione dei servizi pubblici locali.

Il presente Codice ha lo scopo di indirizzare
eticamente l'agire della azienda e le sue disposizioni sono conseguentemente
vincolanti per i comportamenti di tutti gli amministratori dell'impresa, dei
suoi dirigenti, dipendenti, consulenti e di chiunque vi instauri, a qualsiasi
titolo, un rapporto di collaborazione.

Il Codice di comportamento, pur considerando le
differenze sotto il profilo normativo, 
economico, sociale e culturale, si applica anche alle attività svolte
dall'azienda all’estero.

Del Codice è data ampia diffusione interna
mediante affissione in luogo accessibile a tutti e lo stesso è messo a
disposizione di qualunque interlocutore dell'impresa. Copia del Codice è
trasmessa alla Confservizi, cui l'impresa aderisce.

L'impresa si impegna, altresì, a richiamare
l'osservanza delle disposizioni del presente Codice in tutti i rapporti
economici da essa instaurati.

 

1.2 Il
rapporto con gli stakeholders

Il Codice intende, in particolare, indirizzare
la condotta della azienda alla cooperazione e alla fiducia nei confronti degli
stakeholders, cioè di quelle categorie di individui, gruppi e istituzioni il
cui apporto risulti necessario per la realizzazione della missione aziendale
e/o i cui interessi siano influenzati direttamente o indirettamente dalla
attività dell' azienda.

 

1.3 Il
valore della reputazione e della credibilità aziendale

La reputazione e la credibilità costituiscono
delle risorse immateriali fondamentali. La buona reputazione e la credibilità
aziendale favoriscono gli investimenti degli azionisti, i rapporti con le
istituzioni locali, la fedeltà dei clienti, lo sviluppo delle risorse umane e
la correttezza e affidabilità dei fornitori.

 

1.4 I
contenuti del codice di comportamento

Il Codice di comportamento è costituito:

-                 
dai
principi etici generali che individuano i valori di riferimento nelle attività
aziendali;

-                 
dai
criteri di condotta verso ciascun stakeholder, che forniscono le linee guida e
le norme alle quali i soggetti destinatari del Codice sono tenuti ad attenersi;

-                 
dai
meccanismi di attuazione che delineano il sistema di controllo per la corretta
applicazione del Codice di comportamento e per il suo continuo miglioramento.

 

1.5
Valore contrattuale del Codice

L'osservanza delle norme del codice deve
considerarsi parte essenziale delle obbligazioni contrattuali dei dipendenti
dell'azienda ai sensi e per gli effetti degli articoli 2104, 2105 e 2106 del
Codice Civile.

La grave e persistente violazione delle norme
del presente Codice lede il rapporto di fiducia instaurato con l'azienda e può
portare ad azioni disciplinari e di risarcimento del danno, fermo restando, per
i lavoratori dipendenti, il rispetto delle procedure previste dall'art. 7 della
I. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), dai contratti collettivi di lavoro e dai
codici disciplinari adottati dall'impresa.

 

1.6
Aggiornamenti del Codice

Con delibera dell'organo di Amministrazione, Il
Codice può essere modificato ed integrato, anche sulla scorta dei suggerimenti
e delle indicazioni provenienti dall’Organismo di vigilanza.

 

 

2.
PRINCIPI GENERALI

 

2.1
Responsabilità

Nella realizzazione della missione aziendale i
comportamenti di tutti i destinatari del presente Codice devono essere ispirati
dall'etica della responsabilità.

 

L'azienda ha come principio imprescindibile
l'osservanza di leggi e regolamenti vigenti in Italia e in tutti i Paesi in cui
si trova ad operare e il rispetto dell'ordine democratico ivi costituito.

 

Ogni operazione e transazione deve essere
correttamente registrata, autorizzata, verificabile, legittima, coerente e
congrua.

 

I destinatari del Codice sono tenuti al
rispetto della normativa vigente; in nessun caso è ammesso perseguire o
realizzare l'interesse dell'impresa in violazione delle leggi.

 

L'azienda si impegna ad assicurare, ai soggetti
interessati, un adeguato programma di informazione e formazione continua sul
Codice di comportamento.

 

2.2
Trasparenza

Il principio della trasparenza si fonda sulla
veridicità, accuratezza e completezza dell'informazione sia all'esterno che
all'interno della azienda.

 

Il sistema di verifica e risoluzione dei
reclami attuato nei confronti dei clienti deve permettere che le informazioni
siano fornite attraverso una comunicazione, sia verbale

che scritta, costante e tempestiva.

Nella formulazione dei contratti di utenza
l'azienda elabora le clausole in modo chiaro e comprensibile, assicurando
sempre il mantenimento della condizione di pariteticità con i clienti;

 

2.3
Correttezza

Il principio della correttezza implica il
rispetto dei diritti, anche sotto il profili della privacy e delle opportunità,
nonché delle leggi vigenti volte a tutelare la personalità individuale di tutti
i soggetti che risultino coinvolti nella propria attività lavorativa e
professionale.

 

Ciò impone anche l'eliminazione di qualsiasi
discriminazione e di ogni possibile

conflitto di interesse tra i dipendenti e
l'azienda.

 

2.4
L'efficienza

Il principio della efficienza richiede che in
ogni attività lavorativa venga realizzata l'economicità della gestione delle
risorse impiegate nell'erogazione dei servizi e venga assunto l’impegno di
offrire un servizio adeguato rispetto alle esigenze del cliente

 

2.5 Lo
spirito di servizio

Il principio dello spirito di servizio implica
che ciascun destinatario del Codice sia sempre orientato, nei propri
comportamenti, alla condivisione della missione aziendale volta a fornire un
servizio di alto valore sociale e di utilità alla collettività, la quale deve
beneficiare dei migliori standard di qualità.

 

 2.6 Concorrenza

L'azienda intende sviluppare il valore della
concorrenza adottando principi di correttezza, leale competizione e trasparenza
nei confronti di tutti gli operatori presenti sul mercato.

 

2.7
Rapporti con la collettività e tutela ambientale

L'azienda fornitrice di servizi pubblici locali
è consapevole della incidenza delle proprie attività sullo sviluppo economico-sociale
e sulla qualità della vita del territorio di riferimento.

Per questa ragione l'azienda nello svolgimento
della propria attività si impegna a salvaguardare l'ambiente circostante e a
contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio.

 

2.8 Valorizzazione
delle risorse umane

Le risorse umane rappresentano un fattore
fondamentale per lo sviluppo dell'azienda.

Pertanto l'azienda ne tutela e ne promuove la
crescita professionale allo scopo di accrescere il patrimonio di competenze
possedute.

 

 

3. SISTEMA
DI GOVERNO DELL'IMPRESA

 

 Il
sistema di governo adottato dall'impresa è conforme alla normativa vigente ed è
in linea con i più autorevoli indirizzi e con le migliori prassi esistenti in
materia; esso è volto ad assicurare la massima e più equilibrata collaborazione
tra le sue componenti attraverso una contemperamento armonico dei diversi ruoli
di gestione, di indirizzo e di controllo.

Tale sistema risulta orientato a garantire una
conduzione responsabile dell'impresa e trasparente nei confronti del mercato,
nella prospettiva di creazione del valore per i soci e del perseguimento delle
finalità sociali ed ambientali definite d'intesa con gli enti locali di
riferimento.

I componenti degli organi aziendali devono
informare la propria attività ai principi di correttezza ed integrità,
astenendosi dall'agire in situazioni di conflitto di interesse nell'ambito
dell'attività da loro svolta nell'azienda.

Ai componenti degli organi è altresì richiesto
un comportamento ispirato ai principi di autonomia, di indipendenza e di
rispetto delle linee di indirizzo che l'impresa fornisce nelle relazioni che
essi intrattengono, per conto della stessa, con le Istituzioni pubbliche e con
qualsiasi soggetto privato.

E' richiesta la loro partecipazione assidua ed
informata all'attività dell'impresa; essi sono tenuti a fare un uso riservato
delle informazioni di cui vengono a conoscenza per ragioni di ufficio e non
possono avvalersi della loro posizione per ottenere vantaggi personali, diretti
o indiretti; ogni attività di comunicazione deve rispettare le leggi e le
pratiche di condotta e deve essere volta a salvaguardare le informazioni di
price sensitive e di segreto industriale.

Ai componenti degli organi dell'impresa è
richiesto il rispetto della normativa vigente e dei principi contenuti nel
presente Codice.

Gli obblighi di lealtà e riservatezza vincolano
tali soggetti anche successivamente alla Cessazione del rapporto con l’azienda.

L’impresa adotta in ragione delle attività e
della complessità organizzativa, un sistema di deleghe  di poteri e funzioni che preveda, in termini
espliciti e specifici, l'attribuzione degli incarichi a persone dotate di
idonea capacità e competenza(a titolo esemplificativo e non esaustivo in
materia di ambiente e sicurezza sui luoghi di lavoro)

 

 

4.
SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO

 

Nel rispetto della normativa vigente e
nell'ottica della pianificazione e della gestione delle attività aziendali tese
all'efficienza, alla correttezza, alla trasparenza ed alla qualità, l'impresa
adotta misure organizzative e di gestione idonee a prevenire comportamenti
illeciti o comunque contrari alle regole di questo Codice da parte di qualunque
soggetto che agisca per l'impresa.

In relazione all'estensione dei poteri
delegati, l'impresa attua modelli di organizzazione, gestione e controllo che
prevedano misure idonee a garantire lo svolgimento delle attività nel rispetto
della legge e delle regole di comportamento del presente Codice ed a scoprire
ed eliminare tempestivamente le situazioni di rischio.

I modelli di organizzazione, al fine di
prevenire il rischio di commissione dei reati dai quali possa derivare la
responsabilità dell'impresa ai sensi del D.Lgs. 231/2001, prevedono:

 

a) l'individuazione delle attività nel cui
ambito possono essere commessi reati;

b) specifici protocolli diretti a programmare
la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'impresa in relazione ai reati
da prevenire;

c) l'individuazione delle modalità di gestione
delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di reati;

d) obblighi di informazione nei confronti
dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli
organizzativi;

e) l'introduzione di un sistema disciplinare
idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

A tal fine, in materia di controllo interno
l'impresa adotta un apposito sistema volto a verificare l'esatta applicazione
dei modelli organizzativi e gestionali utilizzati, l'osservanza delle normative
interne ed esterne, l'adeguatezza dei principi e delle scritture contabili.

L'organo di Amministrazione verifica
periodicamente l'adeguatezza e l'effettivo funzionamento del sistema di
controllo interno ed esegue gli interventi ritenuti necessari od opportuni per
assicurarne il miglior funzionamento.

Tale sistema si avvale di una attività di
controllo svolta dalle singole funzioni rispetto ai procedimenti ed attività di
propria competenza e dell'attività della funzione di Audit.

Essa ha il compito di valutare e contribuire al
miglioramento dei processi di risk management e di governance, verificando il
sistema di controllo interno in tema di efficacia ed efficienza delle
operazioni, di salvaguardia del patrimonio aziendale nonché di conformità a
leggi, regolamenti e procedure interne.

Per la verifica e l'applicazione delle norme
contenute nel presente Codice é, inoltre, istituito un apposito Organismo di
vigilanza.

L’Organismo di vigilanza assiste l'organo di
Amministrazione nella fissazione e nell'aggiornamento degli indirizzi del
sistema di controllo interno, nella valutazione sull'adeguatezza e
sull'effettivo funzionamento del medesimo e nella analisi dei rischi aziendali
e svolge gli ulteriori compiti successivamente indicati nel presente Codice.

 

 

5.
RAPPORTO CON I SOCI

 

L'azienda, consapevole dell'importanza del ruolo
rivestito dal socio, si impegna a fornire informazioni accurate, veritiere e
tempestive e a migliorare le condizioni della sua partecipazione, nell'ambito
delle sue prerogative, alle decisioni societarie.

Costituisce impegno dell'azienda tutelare e accrescere
il valore della propria attività, a fronte dell'impegno posto dai soci con i
loro investimenti, attraverso la valorizzazione della gestione, il
perseguimento di elevati standard negli impieghi produttivi e della solidità
del patrimonio.

L'azienda si impegna altresì a salvaguardare e
custodire le risorse ed i beni aziendali.

 

 

6.
RAPPORTI CON IL PERSONALE

 

6.1.
Rapporti con il personale

Le aziende fornitrici di servizi pubblici
locali riconoscono il valore delle risorse umane, il rispetto della loro
autonomia e l’importanza della loro partecipazione all’attività di impresa.

L'assunzione del personale avviene sulla base
di regolari contratti di lavoro, non essendo ammessa alcuna forma di rapporto
lavorativo non conforme o comunque elusiva delle disposizioni vigenti.

 

6.2.
Sicurezza e salute

L’impresa si impegna a tutelare l’integrità
morale e fisica dei propri di pendenti, dei consulenti e dei propri clienti.

A tal fine promuove comportamenti responsabili
e sicuri e adotta tutte le misure di sicurezza richieste dall’evoluzione
tecnologica per garantire un ambiente lavorativo sicuro e salubre, nel pieno
rispetto della normativa vigente in materia di prevenzione e protezione.

 

6.3.
Tutela della persona

L’impresa 
si impegna a garantire il rispetto delle condizioni necessarie per
l’esistenza di un ambiente di lavoro collaborativi e non ostile e a prevenire
comportamenti discriminatori di qualsiasi tipo.

E’ richiesta la collaborazione di tutti al
fine  di mantenere un clima di reciproco
rispetto della dignità, dell’onore e reputazione di ciascuno.

I dipendenti che ritengano di aver subito
discriminazioni possono riferire l’accaduto alla funzione di Audit e/o al
proprio responsabile che procederà ad accertare l’effettiva violazione del
Codice di comportamento.

Non costituiscono discriminazioni quelle
disparità motivabili sulla base di criteri oggettivi.

 

6.4.
Selezione del personale

Fermi restando gli obblighi derivanti dalle
disposizioni vigenti, la selezione del personale è subordinata alla verifica
della piena rispondenza dei candidati ad una sostanziale aderenza ai profili
professionali richiesti dall’impresa, nel rispetto delle pari opportunità  per tutti i soggetti interessati.

 

6.5.
Assunzione

l’assunzione del personale avviene sulla base
di regolari contratti di lavoro, non essendo ammessa alcuna forma di rapporto
lavorativo non conforme o comunque elusiva disposizioni vigenti.

 

6.6
Doveri del personale

Il personale si impegna a rispettare gli
obblighi previsti dal presente Codice e deve attenersi, nell'espletamento dei
propri compiti, al rispetto della legge ed improntare la propria condotta ai
principi di integrità, correttezza, fedeltà e buona fede.

 

6.7
Ulteriori doveri. Scritture contabili e registrazioni

Coloro ai quali è affidato il compito di tenere
le scritture contabili sono tenuti ad effettuare ogni registrazione in modo
accurato, completo, veritiero e trasparente e a consentire eventuali verifiche
da parte di soggetti, anche esterni, a ciò preposti.

Le evidenze contabili devono basarsi su informazioni
precise e verificabili e devono rispettare pienamente le procedure interne in
materia di contabilità.

Ogni scrittura deve permettere di ricostruire
la relativa operazione e deve accompagnarsi ad una adeguata documentazione.

Tutte le azioni riguardanti l'attività di
impresa devono risultare da adeguate registrazioni che consentano di operare
verifiche e controlli sul processo di decisione, autorizzazione e svolgimento.

Chiunque venga a conoscenza di eventuali
omissioni, errori o falsificazioni è tenuto a darne notizia al proprio
responsabile e/o alla funzione di Audit.

 

6.8
Conflitto di interessi

Il dipendente deve mantenere una posizione di
autonomia ed integrità al fine di evitare di assumere decisioni o svolgere
attività in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi
rispetto all'attività dell'impresa.

Deve essere evitata qualsiasi attività che
contrasti con il corretto adempimento dei propri compiti o che possa nuocere
agli interessi e all'immagine dell'impresa.

Ogni situazione di conflitto di interessi,
reale o potenziale, deve essere preventivamente comunicata al responsabile che,
secondo le modalità previste, informerà l'organismo aziendale di sorveglianza.

 

6.9 Beni
aziendali

Il dipendente usa e custodisce con cura i beni
di cui dispone per ragioni di ufficio. Non è ammesso l'uso difforme dei beni e
delle risorse di proprietà dell'impresa. Ogni dipendente è direttamente e
personalmente responsabile della protezione e dell'utilizzo legittimo dei beni
e delle risorse a lui affidate per lo svolgimento delle proprie funzioni.

L'impresa, nel rispetto delle leggi vigenti,
adotta le misure necessarie al fine di impedire utilizzi distorti degli stessi.

 

6.10 Uso
dei sistemi informatici

Rispetto all'utilizzo dei sistemi informatici
ogni dipendente è responsabile della sicurezza dei sistemi utilizzati ed è
soggetto alle disposizioni normative in vigore e alle condizioni dei contratti
di licenza.

Salvo quanto previsto dalle leggi civili e
penali, rientra nell'uso improprio dei beni e delle risorse aziendali
l'utilizzo dei collegamenti in rete per fini diversi da quelli inerenti al
rapporto di lavoro o per inviare messaggi offensivi o che possano arrecare
danno all'immagine dell'impresa.

Ogni dipendente è altresì tenuto a prestare il
necessario impegno al fine di prevenire

la possibile commissione di reati mediante
l'uso degli strumenti informatici.

 

6.11
Regali, omaggi e altre utilità

Il dipendente non può chiedere, per sé o per
altri, regali o altre utilità, né accettare quest'ultime, salvo quelle d'uso di
modico valore o conformi alle normali pratiche commerciali e di cortesia, da
chiunque abbia tratto o che comunque possa trarre benefici dall'attività
dell'impresa.

Il dipendente non può altresì offrire regali o
altre utilità a tutti quei soggetti da cui possa acquisire trattamenti di
favore nella conduzione di qualsiasi attività collegabile all'impresa.

Non possono essere attribuiti vantaggi illeciti
a clienti o fornitori pubblici e privati.

 

I regali e vantaggi offerti ma non accettati,
che eccedano il valore modico, devono essere segnalati per consentire una
adeguata valutazione da parte del responsabile di funzione, il quale, secondo
le modalità previste, provvederà ad informare l’Organismo di vigilanza
dell'impresa.

Tale norma non ammette deroghe neanche in quei
Paesi in cui offrire doni di valore o

altri benefici è consuetudine.

 

6.12
Tutela della riservatezza

L'impresa tutela la privacy dei propri
dipendenti, secondo le norme vigenti in materia, impegnandosi a non comunicare
né diffondere, fatti salvi gli obblighi di legge, i relativi dati personali
senza previo consenso dell'interessato.

L'acquisizione, il trattamento e la
conservazione di dette informazioni avviene all'interno di specifiche procedure
volte a garantire che persone non autorizzate possano venirne a conoscenza e il
pieno rispetto delle norme a tutela della privacy.

 

6.13
Riservatezza e gestione delle informazioni

Il dipendente è tenuto a mantenere riservate le
informazioni apprese nell'esercizio delle proprie funzioni in conformità alle
legge, ai regolamenti e alle circostanze.

Il dipendente deve osservare tale dovere di
riservatezza anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro adoperandosi
affinché vengano rispettati gli adempimenti previsti dalle vigenti normative
sulla privacy; egli deve altresì custodire con cura gli atti affidatigli.

 

6.14 Obblighi di informazione

Tutti i
dipendenti sono tenuti a riferire con tempestività e riservatezza al proprio

responsabile
di funzione e/o alla funzione di Audit ogni notizia di cui siano venuti a

conoscenza
nell'espletamento delle loro attività lavorative, circa violazioni di norme

giuridiche,
del Codice di comportamento o altre disposizioni aziendali che possano, a

qualunque
titolo, coinvolgere l'impresa.

I
responsabili di funzione devono vigilare sull'operato dei propri dipendenti e
devono

informare
l'organismo di vigilanza di ogni possibile violazione delle predette norme.

 

6.15 Obblighi dei collaboratori

Le
disposizioni di cui ai punti precedenti sono estese a tutti gli eventuali collaboratori,

consulenti,
agenti e mandatari dell'azienda.

 

 

7. RAPPORTI CON I CLIENTI

 

7.1 Uguaglianza e imparzialità

L'azienda
si impegna a soddisfare i propri clienti in adempimento agli obblighi fissati
dal Contratto di Servizio e della Carta dei servizi.

L'azienda
si impegna altresì a non discriminare i propri clienti.

L'azienda
instaura con i clienti un rapporto caratterizzato da elevata professionalità e
improntato alla disponibilità, al rispetto, alla cortesia, alla ricerca ed all'
offerta della massima collaborazione.

 

7.2 Contratti e comunicazioni

I
contratti e le comunicazioni con i clienti devono essere:

§ 
chiari
e semplici e formulati con il linguaggio più vicino possibile a quello della

clientela
diffusa;

§ 
conformi
alle normative vigenti e alle indicazioni delle Autorità.

L'azienda
si impegna a comunicare tempestivamente e nel modo più appropriato ogni
informazione relativa ad eventuali modifiche e variazioni nella prestazione del
servizio.

 

7.3 Qualità e customer satisfaction

La
azienda si impegna a garantire il raggiungimento degli standard di qualità e
sicurezza previsti e a monitorare periodicamente la qualità del servizio
prestato al cliente.

 

7.4 Interazione con i clienti

L'azienda
si impegna a favorire l'interazione con i clienti attraverso la gestione e
risoluzione rapida di eventuali reclami e avvalendosi di appropriati sistemi di
comunicazione.

L'impresa
ripudia il contenzioso come strumento volto ad ottenere indebiti vantaggi e vi
ricorre di propria iniziativa esclusivamente quando le sue legittime pretese
non trovino nell'interlocutore la dovuta soddisfazione.

L’azienda
al fine di realizzare in ascolto sistematico del cliente predispone indagini, a
cadenza definita, di customer satisfaction, come fonte di informazione per
verificare obbiettivi di miglioramento del servizio.

L'impresa
tutela la privacy dei propri clienti, secondo le norme vigenti in materia,
impegnandosi a non comunicare, né diffondere, i relativi dati personali,
economici e di consumo, fatti salvi gli obblighi di legge.

 

 

 

 

8. PARTECIPAZIONE ALLE GARE E RAPPORTI CON I
COMMITTENTI

 

8.1 Partecipazione a procedure di confronto
concorrenziale

Nel
partecipare a 'procedure di confronto concorrenziale, l'impresa valuta
attentamente la congruità e l'eseguibilità delle prestazioni richieste, con
particolare riguardo alle condizioni normative, tecniche ed economiche, facendo
rilevare, ove possibile, tempestivamente le eventuali anomalie ed in nessun
caso assumendo impegni contrattuali che possano mettere l'impresa nelle
condizioni di dover ricorrere ad inammissibili risparmi sulla qualità della
prestazione, sui costi del personale o sulla sicurezza del lavoro.

 

8.2 Correttezza nelle trattative commerciali

Nei
rapporti con la committenza l'impresa assicura correttezza e chiarezza nelle trattative
commerciali e nell'assunzione dei vincoli contrattuali, nonché il fedele e
diligente adempimento degli stessi.

 

 

9. RAPPORTI CON I FORNITORI

 

9.1 Scelta del fornitore

Le
modalità di scelta del fornitore devono essere conformi alle norme vigenti e
alle procedure interne dell'impresa all'uopo previste.

La
scelta del fornitore e l'acquisto di beni e servizi di qualsiasi tipo devono
avvenire nel rispetto dei principi di concorrenza e pariteticità delle
condizioni dei presentatori delle offerte e sulla base di valutazioni obiettive
relative alla competitività, alla qualità, all' utilità e al prezzo della
fornitura.

Nella
selezione l'impresa adotta criteri oggettivi e trasparenti previsti dalla
normativa vigente e dal regolamento interno e non preclude a nessuna azienda
fornitrice, in possesso dei requisiti richiesti, la possibilità di competere
per aggiudicarsi un contratto con essa.

Nella
selezione del fornitore l'impresa dovrà, altresì, tenere conto della capacità
di garantire l'attuazione di sistemi di qualità aziendali adeguati, ove
previsto, della disponibilità di mezzi e strutture organizzative e della
capacità di far fronte agli obblighi di riservatezza.

Ogni
procedura di selezione deve essere espletata nel rispetto delle più ampie
condizioni di concorrenza ed ogni eventuale deroga a tale principio deve essere
autorizzata e motivata.

L'impresa
si riserva la possibilità di adottare un albo dei fornitori i cui criteri di
qualificazione non costituiscono barriere all'entrata.

 

 

 

9.2 Trasparenza

Le relazioni con i fornitori
dell'impresa, comprensive dei contratti finanziari e di consulenza, sono
regolate dalle norme del presente Codice e sono oggetto di costante ed attento
monitoraggio da parte dell'impresa anche sotto il profilo della congruità delle
prestazioni o dei beni forniti rispetto al corrispettivo pattuito.

L'impresa
predispone opportune procedure per garantire la massima trasparenza delle
operazioni di selezione del fornitore e di acquisto di beni e servizi.

E’
prevista la separazione funzionale fra l'attività di richiesta della fornitura
e di stipula del contratto e un accurato sistema di documentazione dell'intera
procedura di selezione e di acquisto tale da 
consentire la ricostruzione di ogni operazione.

 

9.3 Correttezza e diligenza nell'esecuzione dei
contratti

L'impresa
ed il fornitore devono operare al fine di costruire un rapporto collaborativo e
di reciproca fiducia.

L'impresa
si impegna ad informare in maniera corretta e tempestiva il fornitore riguardo
alle caratteristiche dell'attività, alle forme e ai tempi di pagamento nel
rispetto delle norme vigenti nonché delle aspettative della controparte, date
le circostanze, le trattative ed il contenuto del contratto.

L’adempimento
delle prestazioni contrattuali da parte del fornitore dovrà essere conforme ai
principi di equità, correttezza, diligenza e buona fede e dovrà avvenire nel
rispetto della normativa vigente.

 

9.4 Tutela dell'ambiente e dei profili etici

L’impresa
si impegna a promuovere, nell'ambito delle attività di approvvigionamento, il
rispetto per le condizioni ambientali e ad assicurare che essa sia svolta in
modo conforme ai principi etici richiedendo, per particolari forniture e
servizi, requisiti di rilevanza sociale.

Con
l'apposizione di specifiche clausole contrattuali l'impresa richiede ai
fornitori, soprattutto se operanti nei c.d. Paesi a rischio, un'idonea
dichiarazione che attesti la loro adesione a specifici obblighi sociali e il
loro impegno volto ad evitare la

commissione
dei reati contro la pubblica amministrazione e disastri ambientali

riconducibili
all'attività dell'impresa fornitrice.

 

10. RAPPORTI CON GLI ENTI LOCALI DI RIFERIMENTO
E CON LE ALTRE

AUTORITA' DI REGOLAZIONE

 

L'azienda
persegue gli obiettivi indicati dalle Istituzioni Pubbliche di riferimento e
collabora efficacemente con gli organismi delle stesse preposti alla attività
di regolazione e controllo dei servizi pubblici locali.

L'azienda
persegue tali obiettivi coniugandoli con la propria missione e con l'esigenza
di autonomia organizzativa e gestionale propria di qualsiasi operatore
economico.

 

 

11. RAPPORTI CON LE AUTORITA' AMMINISTRATIVE

 

Al fine
di garantire la massima chiarezza nei rapporti istituzionali, questi sono
intrattenuti esclusivamente attraverso referenti che abbiano ricevuto esplicito
mandato dagli organismi aziendali e che non versino in situazioni di conflitto
di interessi rispetto ai rappresentanti delle istituzioni stesse.

Omaggi o
atti di cortesia e di ospitalità verso i rappresentanti di governi, pubblici
ufficiali e pubblici dipendenti sono consentiti nella misura in cui, il modico
valore di essi, non comprometta l'integrità, l'indipendenza e la reputazione di
una delle parti.

In ogni
caso questo tipo di spesa deve essere autorizzato e documentato in modo
adeguato.

Nel
corso di una trattativa d'affari, richiesta o rapporto commerciale con la
Pubblica Amministrazione non vanno intraprese, direttamente o indirettamente,
azioni che possano proporre opportunità di impiego e/o commerciali dalle quali
derivino vantaggi, per sé o per altri, ai dipendenti della P.A. o ai loro
parenti o affini.

Nel caso
in cui la società sia rappresentata da un soggetto "terzo" nei
rapporti con la P.A.. si applicano nei confronti del consulente e del suo
personale le stesse direttive valide per l'azienda.

 

 

12.
RAPPORTI CON L'AMBIENTE

 

La politica ambientale dell'azienda nasce dalla
consapevolezza del ruolo strategico che la propria missione ha nello sviluppo
sostenibile del territorio e che l'ambiente rappresenta un vantaggio
competitivo in un mercato sempre più attento alla qualità dei servizi.

Costituisce, inoltre, impegno dell'azienda la
promozione, nelle sedi appropriate, dello sviluppo scientifico e tecnologico
volto alla protezione ambientale e alla salvaguardia delle risorse attraverso
l'adozione, nella gestione operativa, di criteri avanzati di salvaguardia e
efficienza energetica.

L'azienda si impegna a gestire le proprie
attività nel pieno rispetto della normativa vigente in materia di prevenzione e
protezione.

 

13.
RAPPORTI CON PARTITI, ORGANIZZAZIONI SINDACALI E ASSOCIAZIONI

 

L'azienda non contribuisce in alcun modo al
finanziamento di partiti, dei movimenti, dei comitati e delle organizzazioni
politiche e sindacali, dei loro rappresentanti e candidati, al di fuori dei
casi previsti da normative specifiche.

 

14.    REATI E MODALITÀ DI ATTUAZIONE E DI CONTROLLO
DEL CODICE DI COMPORTAMENTO

 

14.1  I REATI CHE POSSONO INTERESSARE L’AMET, COSI’
COME MODIFICATI DALLE RECENTI NORMATIVE

 

316 bis c.p.
Malversazione a danno dello Stato.

Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo
Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità Europee contributi, sovvenzioni
o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di
opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina
alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

 

316 ter c.p. Indebita
percezione di erogazioni a danno dello Stato

Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall’articolo 640bis,
chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti
falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni
dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti,
mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate,
concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee
è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a € 3.999 e96
centesimi si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una
somma di denaro da € 5.164 e 25.882. Tale sanzione non può comunque superare il
triplo del beneficio conseguito.

 

317 c.p.  Concussione.

Il Pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che,
abusando della sua qualità o dei sui poteri, costringe o induce taluno a dare o
a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è
punito con la reclusione da quattro a dodici anni

 

318 c.p.  Corruzione per l’esercizio della funzione.

Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi
poteri, indebitamente riceve per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne
accetta la promessa, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

 

 

319 c.p.  Corruzione per un atto contrario ai doveri
d’ufficio.

Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o
ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per avere compiuto un
atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od
altra utilità, o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da quattro a
otto anni.

 

 

319 bis c.p.
Circostanze aggravanti

La pena è aumentata se il fatto di cui all’art. 319 ha per oggetto il
conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di
contratti nei quali sia interessata l’amministrazione alla quale il pubblico
ufficiale appartiene.

 

 

319 ter c.p. Corruzione
in atti giudiziari.

Se i fatti indicati negli artt. 318 e 319 sono commessi per favorire o
danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo si applica
la pena della reclusione da quattro a dieci anni.

Se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di taluno alla reclusione non
superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni; se
deriva l’ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o
all’ergastolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni.

 

319 quater c.p.
Induzione indebita a dare o promettere utilità

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o
l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi
poteri, induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo,
denaro a altra utilità, è punito con la reclusione da tre a otto anni. Nei casi
previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con
la reclusione fino a tre anni.

 

320 c.p. Corruzione di
persona incaricata di un pubblico servizio.

Le disposizioni degli artt. 318 e 319 si applicano anche all’incaricato
di un pubblico servizio.

In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore ad un terzo.

 

322 c.p. Istigazione
alla corruzione

Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un
pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio per l’esercizio
delle sue funzioni o dei suoi poteri, soggiace, qualora l’offerta o la promessa
non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’art. 318, ridotta
di un terzo.

Se l’offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un
incaricato di un pubblico servizio a omettere o a ritardare un atto del suo
ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace,
qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita
nell’art. 319, ridotta di un terzo.

La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o
all’incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di
denaro od altra utilità per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri.

La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale  o all’incaricato di un pubblico servizio che
sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un
privato per le finalità indicate dall’art. 319.

 

 

322 bis c.p. Peculato,
concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e
istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di
funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri.

Le disposizioni degli articoli 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo, e
quarto comma, si applicano:

1) ai membri della Commissione delle Comunità Europee, del Parlamento
europeo, della Corte di giustizia e della Corte dei conti delle Comunità
Europee;

2) ai funzionari e agli agenti assunti per contratto a norma dello
statuto dei funzionari delle Comunità europee o del regime applicabile agli
agenti delle Comunità europee;

3) alle persone comandate dagli Stati membri o da qualsiasi ente pubblico
o privato presso le Comunità europee, che esercitino funzioni corrispondenti a
quelle dei funzionari o agenti delle Comunità europee;

4) ai membri e agli addetti a enti costituiti sulla base dei Trattati che
istituiscano le Comunità europee;

5) a coloro che, nell’ambito di altri stati membri dell’Unione europea,
svolgono funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e
degli incaricati di un pubblico servizio.

Le disposizioni degli articoli 319 quater, secondo comma, 321 e 322,
primo e secondo comma, si applicano anche se il denaro o altra utilità è dato,
offerto o promesso:

1) alle persone indicate nel primo comma del presente articolo;

2) a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle
dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell’ambito
di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il
fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in
operazioni economiche internazionali.

Le persone indicate nel primo comma sono assimilate ai pubblici
ufficiali, qualora esercitino funzioni corrispondenti, e agli incaricati di un
pubblico servizio negli altri casi.

 

322 ter c.p. Confisca

Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti
a norma dell’art.444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti
previsti dagli articoli da 314 a 320, anche se commessi dai soggetti indicati
nell’articolo 322 bis, primo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che
ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona
estranea al reato, ovvero, quando essa è possibile, la confisca di beni, di cui
il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o
profitto. Nel caso di condanna, o di applicazione della pena a norma
dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per il delitto previsto
dall’articolo 321, anche se commesso ai sensi dell’articolo 322 bis, secondo
comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto
salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa è
possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un
valore corrispondente a quello di detto profitto e, comunque, non inferiore a
quello del denaro o delle altre utilità date o promesse al pubblico ufficiale o
all’incaricato di pubblico servizio o agli altri soggetti indicati
nell’articolo 322 bis, secondo comma. Nei casi di cui ai commi primo e secondo,
il giudice, con la sentenza di condanna, determina le somme di denaro o
individua i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il
prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente al profitto o al
prezzo del reato.

 

323 c.p. Abuso
d’ufficio

Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico
ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle
funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento,
ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un
prossimo congiunto o di altri rescritti, intenzionalmente procura a sé o ad
altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno
ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata
nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante
gravità.

 

323 bis c.p.
Circostanza attenuante

Se i fatti previsti dagli articoli 314, 316, 316 bis, 316 ter, 317, 318,
319, 319 quater, 320, 322, 322 bis, e 323 sono di particolare tenuità, le pene
sono diminuite.

 

346 c.p. Millantato
credito

Chiunque millantando credito presso un pubblico ufficiale, o presso un
pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, riceve o fa dare o fa
promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria
mediazione verso il pubblico ufficiale o impiegato, è punito con la reclusione
da uno a cinque anni e con la multa da € 309 a € 2.065. La pena è della
reclusione da due a sei anni e  della
multa da € 516 a € 3.098,  se il
colpevole riceve o fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra
utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o
impiegato, o di doverlo remunerare.

 

346 bis c.p. Traffico di influenze illecite”.

Chiunque, fuori dei
casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319-ter, sfruttando
relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un
pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro
o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita
verso il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero per
remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di
ufficio o all’omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio, è punito con
la reclusione da uno a tre anni. La stessa pena si applica a chi indebitamente
dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale. La pena è aumentata se il
soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o
altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di
incaricato di un pubblico servizio.  Le
pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all’esercizio
di attività giudiziarie. Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è
diminuita.

 

 

640 c.p. Truffa.

Chiunque con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé
o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da
sei mesi a tre anni e con la multa da € 51 a € 1.032 2

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da € 309 a
€ 1.549:

1.     se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o
col pretesto da far esonerare taluno da servizio militare;

2.     se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un
pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine
dell’Autorità (649).

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra
taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra
circostanza aggravante.

 

640bis. Truffa
aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

La pena è della reclusione da uno a sei anni e si procede d’ufficio se il
fatto di cui all’articolo 640 riguarda contributi, finanziamenti, mutui
agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate,
concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle
Comunità Europee.

 

 

640ter. Frode
informatica.

Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema
informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su
dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico
o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui
danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 51
a € 1.032.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da € 309 a
€ 1549 se ricorre una delle circostanze previste dal numero 1) del secondo
comma dell’articolo 640, ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità
di operatore del sistema.

La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 600 a
euro 3.000 se il fatto è commesso con sostituzione dell’identità digitale in
danno di uno o più soggetti.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra
taluna delle circostanze di cui al secondo e terzo comma o un’altra circostanza
aggravante.

 

2.2. Reati societari

 

 

Articolo 2621 c.c.
False comunicazioni sociali.

Salvo quanto previsto dall'articolo 2622, gli amministratori, i direttori
generali, i sindaci e i liquidatori, i quali, con l'intenzione di ingannare i
soci o il pubblico e al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto
profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali
previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali
non rispondenti al vero ancorché oggetto di valutazioni ovvero omettono
informazioni la cui comunicazione e' imposta dalla legge sulla situazione
economica, patrimoniale, o finanziaria della società o del gruppo al quale essa
appartiene, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari sulla predetta
situazione, sono puniti con l'arresto fino ad un anno e sei mesi.

La punibilità e' estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino
beni posseduti od amministrati dalla società per conto di terzi.

La punibilità e' esclusa se le falsità o le omissioni non alterano in
modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o
finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene. La punibilità
e' comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del
risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o
una variazione del patrimonio netto non superiore all'1 per cento. In ogni caso
il fatto non e' punibile se conseguenza di valutazioni estimative che,
singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10 per cento
da quella corretta.

 

 

Articolo 2622 c.c.
False comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori.

Gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori, i
quali, con l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di
conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle
relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai
soci o al pubblico, esponendo fatti materiali non rispondenti al vero ancorché
oggetto di valutazioni, ovvero omettendo informazioni la cui comunicazione e'
imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria
della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo idoneo ad indurre
in errore i destinatari sulla predetta situazione, cagionano un danno
patrimoniale ai soci o ai creditori sono puniti, a querela della persona
offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Si procede a querela anche se il fatto integra altro delitto, ancorché
aggravato a danno del patrimonio di soggetti diversi dai soci e dai creditori,
salvo che sia commesso in danno dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità
europee.

Nel caso di società soggette alle disposizioni della parte IV, titolo
III, capo II, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, la pena per i
fatti previsti al primo comma e' da uno a quattro anni e il delitto e'
procedibile d'ufficio.

La punibilità per i fatti previsti dal primo e terzo comma e' estesa
anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati
dalla società per conto di terzi.

La punibilità per i fatti previsti dal primo e terzo comma e' esclusa se
le falsità o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione
della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del
gruppo al quale essa appartiene. La punibilità e' comunque esclusa se le
falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di
esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una
variazione del patrimonio netto non superiore all'1 per cento.

In ogni caso il fatto non e' punibile se conseguenza di valutazioni
estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore
al 10 per cento da quella corretta.

 

 

Articolo 2623 c.c.
Falso in prospetto.

Chiunque, allo scopo di conseguire per sé o per altri un ingiusto
profitto, nei prospetti richiesti ai fini della sollecitazione all'investimento
o dell'ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei
documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di
scambio, con l'intenzione di ingannare i destinatari del prospetto, espone
false informazioni od occulta dati o notizie in modo idoneo ad indurre in
errore i suddetti destinatari e' punito, con 
la pena della reclusione da uno a cinque anni.

(L’art. 2623 c.c. è stato abrogato dall’art. 34 della L. 28/12/2005 n.
262 sostituito dall’art. 173 bis del D.Lgs. 24/02/1998 n. 58 inserito nel
citato art. 34 L. 262/2005).

 

Articolo 2624 c.c. Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di
revisione.

I responsabili della revisione i quali, al fine di conseguire per sé o per
altri un ingiusto profitto, nelle relazioni o in altre comunicazioni, con la
consapevolezza della falsità e l'intenzione di ingannare i destinatari delle
comunicazioni, attestano il falso od occultano informazioni concernenti la
situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, ente o soggetto
sottoposto a revisione, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari delle
comunicazioni sulla predetta situazione, sono puniti, se la condotta non ha
loro cagionato un danno patrimoniale, con l'arresto fino a un anno.

Se la condotta di cui al primo comma ha cagionato un danno patrimoniale
ai destinatari delle comunicazioni, la pena e' della reclusione da uno a
quattro anni.

 

Articolo 2625 c.c. Impedito controllo.

Gli amministratori che, occultando documenti o con altri idonei artifici,
impediscono o comunque ostacolano lo svolgimento delle attività di controllo o
di revisione legalmente attribuite ai soci, ad altri organi sociali o alle
società di revisione, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria
fino a 10.329 euro.

Se la condotta ha cagionato un danno ai soci, si applica la reclusione
fino ad un anno e si procede a querela della persona offesa.

 

Articolo 2626 c.c. Indebita
restituzione dei conferimenti
.

Gli amministratori che, fuori dei casi di legittima riduzione del
capitale sociale, restituiscono, anche simulatamente, i conferimenti ai soci o
li liberano dall'obbligo di eseguirli, sono puniti con la reclusione fino ad un
anno.

 

Articolo 2627 c.c. .Illegale ripartizione degli utili e delle riserve

Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, gli amministratori
che ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o
destinati per legge a riserva, ovvero che ripartiscono riserve, anche non
costituite con utili, che non possono per legge essere distribuite, sono puniti
con l'arresto fino ad un anno.

La restituzione degli utili o la ricostituzione delle riserve prima del
termine previsto per l'approvazione del bilancio estingue il reato.

 

 

Articolo 2628 c.c. Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società
controllante
.

Gli amministratori che, fuori dei casi consentiti dalla legge, acquistano
o sottoscrivono azioni o quote sociali, cagionando una lesione all'integrità'
del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge, sono puniti
con la reclusione fino ad un anno.

La stessa pena si applica agli amministratori che, fuori dei casi
consentiti dalla legge, acquistano o sottoscrivono azioni o quote emesse dalla
società controllante, cagionando una lesione del capitale sociale o delle
riserve non distribuibili per legge.

Se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine
previsto per l'approvazione del bilancio relativo all'esercizio in relazione al
quale e' stata posta in essere la condotta, il reato e' estinto.

 

Articolo 2629 c.c. Operazioni in pregiudizio dei creditori.

Gli amministratori che, in violazione delle disposizioni di legge a
tutela dei creditori, effettuano riduzioni del capitale sociale o fusioni con
altra società o scissioni, cagionando danno ai creditori, sono puniti, a
querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio estingue il
reato.

 

Articolo 2629 bis
Omessa comunicazione del conflitto di interessi.

L'amministratore o il componente del consiglio di gestione di una società
con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altro stato della
Unione Europea o diffusi tra il pubblico in maniera rilevante ai sensi dell’art.
116 del T.U. di cui al D.Leg.vo 24/2/98 n. 58, e successive modificazioni,
ovvero di un soggetto sottoposto a vigilanza ai sensi del T.U. di cui al D
Leg.vo n. 58 del 1988, della Legge 12/8/82 n. 576 o del D.Leg.vo, 21/4/93 n.
124 che violi gli obblighi previsti dall’art. 2391 l' comma, è punito con la
reclusione da uno a tre anni, se dalla violazione sono derivati danni alla
società o a terzi.

 

 

Articolo 2632 c.c. Formazione fittizia del capitale.

Gli amministratori e i soci conferenti che, anche in parte, formano od
aumentano fittiziamente il capitale della società mediante attribuzione di
azioni o quote sociali per somma inferiore al loro valore nominale,
sottoscrizione reciproca di azioni o quote, sopravvalutazione rilevante dei
conferimenti di beni in natura o di crediti ovvero del patrimonio della società
nel caso di trasformazione, sono puniti con la reclusione fino ad un anno.

 

Articolo 2633 c.c.
Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori.

I liquidatori che ripartendo i beni sociali tra i soci prima del
pagamento dei creditori sociali o dell'accantonamento delle somme necessarie a
soddisfarli cagionano danni ai creditori, sono puniti a querela della persona
offesa con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Il risarcimento dei danni ai creditori prima del giudizio estingue il
reato.

 

Art.2635 c.c. Corruzione fra privati

Salvo che il fatto
costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i
dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci
e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o
altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione
degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando
nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. Si
applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è
commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei
soggetti indicati al primo comma. Chi dà o promette denaro o altra utilità alle
persone indicate nel primo e nel secondo comma è punito con le pene ivi
previste. Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta
di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri
Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai
sensi dell’art.116 del testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al D. L.vo 24 febbraio 1998, n.58,  e successive modificazioni. Si procede a
querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della
concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.

 

Articolo 2636 c.c. Illecita influenza sull'assemblea .

Chiunque, con atti simulati o fraudolenti, determina la maggioranza in
assemblea, allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, e'
punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

 

Articolo 2637 c.c.
Aggiotaggio.

Chiunque diffonde notizie false,ovvero pone in essere operazioni simulate
o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del
prezzo di strumenti finanziari quotati, ovvero ad incidere in modo
significativo sull'affidamento che il pubblico ripone nella stabilità
patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è punito con la reclusione da uno a
cinque anni.

 

Art. 2638, commi l° e
2° c.c. Ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di
Vigilanza.

Gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori di
società od enti e gli altri soggetti sottoposti per legge alle autorità
pubbliche di vigilanza, o tenuti ad obblighi nei loro confronti, i quali nelle
comunica-zioni alle predette autorità previste in base alla legge, al fine di
ostacola-re l'esercizio delle funzioni di vigilanza, espongono fatti materiali
non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni sulla situazione
economica, patrimoniale dei sottoposti alla vigilanza ovvero, allo stesso fine,
occultano con altri mezzi fraudolenti, in tutto, o in parte, fatti che
avrebbero dovuto comunicare, concernenti la situazione me-desima, sono puniti
con la reclusione da uno a quattro anni.

La punibilità è estesa anche nel caso in cui le informazioni riguardino
beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

Sono puniti con la stessa pena gli amministratori, i direttori generali,
i sindaci e i liquidatori di società o enti e gli altri soggetti sottoposti per
legge alle autorità pubbliche di vigilanza e tenuti ad obblighi nei loro
confronti, i quali, in qualsiasi forma, anche omettendo le comunicazioni dovute
alle predette autorità consapevolmente ne ostacolano le funzioni.

 

 

2.3 Reati in materia di igiene e sicurezza sui
luoghi di lavoro

 

Art. 589 c.p. –
Omicidio Colposo

Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la
reclusione da sei mesi a cinque anni.

Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della
circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro
la pena è della reclusione da due a cinque anni.

Nel caso di morte di più persone, e di lesioni di una o più persone, si
applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni
commesse aumentata fino la triplo ma la pena non può superare gli anni dodici.

 

Art. 590 c.p. – Lesioni
personali colpose

Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la
reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309.

Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o
della multa da euro 123 a euro 619; se è gravissima, della reclusione da tre
mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239 .

Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle
norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la
prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della
reclusione da tre mesi a un anno o della multa 
da euro 500 a euro 2000  e la pena
per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni.

Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi
per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la
pena della reclusione non può superare gli anni cinque.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi
previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con
violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative
all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale.

 

 

2.4 Altri reati

·       Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico

·       Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili

·       Delitti contro la personalità individuale

·       Abusi di mercato

 

 

I reati per cui vi è responsabilità delle
imprese e si rendono quindi  necessari i
relativi controlli preventivi sono:

-Indebita percezione di erogazioni, truffa in
danno dello Stato o di un ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni
pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico;

-Delitti informatici e illecito trattamento dei
dati;

-Concussione, induzione indebita a dare o
promettere utilità e corruzione;

-Falsità in strumenti di pagamento o segni di
riconoscimento e delitti contro l’industria e il commercio;

-Reati societari;

-Abusi di mercato;

-Delitti commessi con violazione delle norme
sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;

-Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro,
beni o utilità di provenienza illecita;

-Delitti in materia di violazione del diritto
d’autore;

-Induzione a non rendere dichiarazioni o a
rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità Giudizia ria;

-Impiego di cittadini di Paesi terzi il cui
soggiorno è irregolare.

 

14.2
Istituzione dell’Organismo di Vigilanza

E' istituito l’Organismo di vigilanza per il
controllo interno avente il compito di vigilare sull'attuazione ed il rispetto
del presente Codice e sui modelli di organizzazione e gestione, sulla loro
effettività, adeguatezza e capacità di mantenere nel tempo i requisiti di
funzionalità e solidità richiesti dalla legge.

In particolare, l’Organismo di vigilanza: ha la
responsabilità di esprimere pareri vincolanti riguardo alle problematiche di
natura etica che potrebbero insorgere nell'ambito delle decisioni aziendali e
alle presunte violazioni del Codice di comportamento ad esso riferite dal
responsabile della funzione di audit dell'impresa; deve seguire la revisione
periodica del Codice di comportamento e dei suoi meccanismi di attuazione anche
attraverso la presentazione di proposte di adeguamento; ha il compito di
coordinare, ricevere e valutare il rapporto interno predisposto dalla funzione
di audit e il bilancio o rapporto sociale e di impostare ed approvare il piano
di comunicazione e formazione etica.

 

14.3
Composizione dell’Organismo di Vigilanza

L’Organismo di vigilanza è un organo
dell'impresa dotato di indipendenza, di piena autonomia di azione e di
controllo la cui attività deve essere caratterizzata da professionalità ed
imparzialità. Detti requisiti devono essere intesi come riferiti alle modalità
di espletamento dei compiti allo stesso assegnati. Esso, pertanto, è posto in
una posizione apicale all'interno della gerarchia aziendale ed in rapporto
diretto con il Consiglio di Amministrazione al quale riferisce di eventuali
violazioni del presente Codice ed è dotato di una continuità di azione elevata.
All’Organismo di vigilanza deve inoltre essere garantita una adeguata autonomia
finanziaria tramite l'attribuzione di risorse da parte della azienda e non
possono essere assegnate funzioni di tipo operativo al fine di garantirne la
maggiore obiettività di azione possibile.

L’Organismo di vigilanza ha composizione
monocratica.

Il componente dell’ODV è scelto tra personalità
indipendenti dotate di specifica competenza e professionalità. Tali requisiti
devono essere valutati in stretto riferimento all'attività di vigilanza che
deve essere svolta e che richiede, pertanto, un bagaglio di strumenti e di
tecniche tali da garantire una adeguata analisi del sistema di controllo e di
valutazione dei rischi, nonché specifiche competenze giuridiche data la finalità
di prevenzione della realizzazione dei reati mediante l'utilizzo delle risorse
aziendali.

Il componente l’Organismo di vigilanza deve inoltre
possedere ulteriori requisiti soggettivi tali da garantirne la reale autonomia
ed indipendenza di azione e per i quali si rimanda ai principi contenuti nella
normativa societaria civilistica dettata in relazione alle figure degli
amministratori e dei sindaci, tra i quali devono annoverarsi quelli di
onorabilità, di assenza di cause di ineleggibilità ed incompatibilità, per la
cui determinazione si richiamano gli artt. 2382 e 2399 c.c., nonché di
eventuali situazioni di conflitto di interesse, per la cui disciplina deve
tenersi conto dell'art. 2391 c.c.. Il componente l’Organismo di vigilanza dura
in carica  tre anni ed è rieleggibile. Può
essere revocato dal Consiglio di Amministrazione solo per giusta causa.

Nell’ipotesi in cui di rinuncia
all’incarico,  in corso di esercizio, da
parte dell’ODV l'organo di amministrazione provvede immediatamente alla nomina
del nuovo componente il cui incarico avrà la durata di anni 3 decorrenti
dall’inizio del suo mandato.

 

14.4
Funzione di Audit

La funzione di Audit svolge un'attività
indipendente ed obiettiva di supporto finalizzata al miglioramento
dell'efficienza dell'organizzazione ed è responsabile della verifica
dell'aderenza delle attività all'etica aziendale.

La funzione procede, a tali fini, alla
valutazione dei rischi etici dell'organizzazione e all'esame dei sistemi in
atto per assicurare la corretta applicazione delle norme giuridiche, del Codice
e dei modelli organizzativi, curandone l'eventuale aggiornamento e informando i
competenti organi aziendali dei risultati delle verifiche.

La funzione di Audit riceve e valuta le
segnalazioni delle eventuali violazioni del Codice di comportamento e ne
riferisce all’Organismo di vigilanza. Essa ha libero accesso ai dati, alla
documentazione ed alle informazioni utili per lo svolgimento delle attività di
sua competenza.

Le funzioni aziendali interessate sono tenute a
prestare la massima collaborazione a tale scopo.

 

14.5
Segnalazioni

Tutti i soggetti interessati, interni ed
esterni, sono tenuti a segnalare verbalmente o per iscritto (rispetto alla
natura della violazione) e in forma non anonima eventuali inosservanze del
presente Codice e ogni richiesta di violazione del medesimo, da chiunque
proveniente, al proprio responsabile e alla funzione di audit secondo le
procedure interne.

Gli autori di segnalazioni palesemente
infondate sono soggetti a sanzioni.

L'azienda tutela gli autori delle segnalazioni
contro le eventuali ritorsioni cui possono andare incontro per aver riferito di
comportamenti non corretti e a mantenerne riservata l'identità, fatti salvi gli
obblighi di legge.

 

14.6
Violazioni del Codice di comportamento

La grave e persistente violazione delle norme
del Codice di comportamento da parte dei suoi destinatari lede il rapporto di
fiducia instaurato con l'impresa e può comportare l'irrogazione di sanzioni
disciplinari, il risarcimento del danno e nei casi di grave inadempimento la
risoluzione del rapporto di lavoro.

Con il termine "gravi inadempimenti"
si individuano, ai fini del presente Codice, tutti quei comportamenti
persistenti di violazione dai quali derivino sanzioni a carico dell'azienda.

Rispetto ai lavoratori dipendenti l'osservanza
delle norme del Codice di comportamento è parte essenziale delle obbligazioni
contrattuali ai sensi e per gli effetti degli articoli 2104, 2105 e 2106 del
codice civile; il sistema sanzionatorio deve essere conforme con quanto
previsto dalla legge 20 maggio 1970 n. 300, dalle specifiche normative di
settore, ove esistenti, dalla contrattazione collettiva e dai codici
disciplinari aziendali.